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L’ologramma che mise in ginocchio il Giappone

Un nemico comune ha unito boy band pop e rock band Visual Kei nella lotta per la buona musica: ha sedici anni, non arriva al metro e sessanta, si chiama Hatsune Miku e nel giro di un anno è diventata l’idolo di Akihabara, scalando le classifiche e venendo etichettata come vero e proprio fenomeno di massa. Niente di nuovo sul fronte orientale, direte voi, sarà l’ennesima ragazzina praticamente impubere che scatena i desideri nascosti di ogni Otaku come si deve semplicemente agitando una gonna corta di pizzo ed orecchiette da gatto. Un fenomeno bene o male continuo in Giappone che, in ogni caso, quasi sempre tende ad assorbirsi da solo. Be’, ci siete quasi. L’unica differenza è che la ragazzina in questione non esiste realmente.

Hatsune Miku è infatti una Vocaloid, ovvero un’applicazione di sintetizzazione vocale, realizzata il 31 Agosto 2007, campionando la voce dell’attrice radiofonica Saki Fujita. Dai suoi creatori – la società Crypton Future Media – è stata definita “La diva androide del mondo del futuro prossimo, dove le canzoni saranno perdute”. Ed in effetti, guardandola, non c’è che dire, sembra proprio di dare uno sguardo al futuro: la sua prima apparizione su un palcoscenico  è stata grazie ad un ologramma dinamico, proprio come nei migliori anime futuristici che tanto piacciono ai Giapponesi.
Infatti è stato, inutile dirlo, immediato successo: dopo il suo primo PV, “Nebula”, uscito il 3 Giugno 2009, ne sono seguiti altri tre, a Luglio di quest’anno. Ma il suo successo non si ferma di certo a questo, perché, scaricando il software adatto, Miku può materializzarsi sullo schermo di qualsiasi computer, cantando le canzoni scritte appositamente per lei dal suo nuovo possessore. Insomma, una manna dal cielo per ogni Hikikomori che non ha alcuna voglia di uscire di casa, eppure vuole vedere la sua beniamina direttamente nella propria cameretta. Chi però pensava che la piccola star si rivolgesse ad un pubblico decisamente differente rispetto alle solite pop star e che quindi non avrebbe dato fastidio a nessuno, si sbagliava di grosso.

Il primo a dare segni di insofferenza verso la fanciulla virtuale è stato il chitarrista della famosa rock band Visual Kei The Gazette, Aoi, che sul suo profilo di twitter ha lanciato un appello abbastanza accorato e decisamente infastidito a chiunque si fosse dimostrato entusiasta nelle canzoncine orecchiabili della Vocaloid. “Non sono felice di dire questo, ma non mi piace vedere ascoltatori e riviste trattare Vocaloid come se fosse vero materiale artistico”, dice, “Sicuramente è tecnologia incredibile, ma se vi sentite soddisfatti di questo, allora per noi non ha senso continuare a fare musica. Potrei addirittura dire che ciò che facciamo non è altro che masturbazione, per noi stessi. Le persone che trattano dei semplici macchinari come quelli come veri artisti sono semplicemente pazze”. Insomma, l’industria musicale è in crisi bene o male ovunque ultimamente – nonostante quella Giapponese, almeno in questo campo, non è proprio definibile crisi – e lui, giustamente, se la prende con quella che di certo non considera musica – lui eh, noi non ci siamo espresse a riguardo, se non che la vocina campionata della Vocaloid mi fa venire mal di testa e sveglia i miei gatti. Purtroppo però non si può dire che le reazioni provocate siano state quelle che il chitarrista sperava: dopo aver ricevuto critiche persino dai suoi stessi followers, probabilmente fan di Miku, ha cancellato il tweet in questione, facendo finta di niente. Insomma, va bene tutto Aoi, però lanciare il sasso e poi nascondere la mano non è stata precisamente una gran mossa.

Purtroppo, però, non è tutto: gira voce che “NEVER x OVER ~ 「-」IS YOUR PART”, la b-side del nuovo singolo “CHANGE UR WORLD” dei KAT-TUN – che non stiamo nemmeno più ad introdurvi e a dirvi chi siano, abbiamo il lieve sospetto che lo sappiate ormai tutti – altro non sia che una bella scopiazzatura di “DYE”, canzone della Vocaloid LUKA MEGURINE incisa a febbraio. L’attacco è stato lanciato direttamente da AVTechNO!, il creatore di “DYE”, che ha ammesso di essere rimasto schockato dall’incredibile somiglianza della canzone, ricevendo subito un fiume di commenti a suo sostengo – e qualche commento che invece faceva notare quanto entrambe le canzoni fossero del tutto simili ad altre, ben più vecchie. Per amor di cronaca è necessario dire che la somiglianza si può notare più che altro nell’introduzione, e che, in realtà, pasticciando con i sintetizzatori è abbastanza semplice che qualcosa venga fuori un po’ troppo simile. E si sa, ultimamente alla J&A sembrano aver ricevuto un intero stock di sintetizzatori nuovi di zecca. E sarebbe un peccato lasciarli a prender polvere.

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Fila la lana, fila i tuoi giorni, illuditi ancora che lui ritorni…

Ma chi si fa di nuovo vivo da queste parti?
Ebbene sì, siamo tornate! E si spera anche definitivamente. Sì, sì, lo sappiamo che vi avevamo promesso un ritorno circa duecento anni fa, ma a dirvi tutta la verità e nient’altro che la verità (da che pulpiti poi, che vi arriva questa verità!), piuttosto che lanciarvi di tanto in tanto qualche post scritto di fretta a causa del nostro poco tempo libero, abbiamo preferito attendere per tempi migliori, nonostante i nostri occhi e le nostre orecchie (oltretutto, lo sapevate che nei serpenti gli organi di senso sono delle specie di fossette ai lati della bocca? Io no. E mi ha fatto impressione scoprirlo.) fossero in ogni caso ovunque, per immagazzinare le informazioni da portarvi al nostro ritorno.

Ed eccoci qua! Cosa è successo in nostra assenza nella terra del Sol Levante, tra gruppi di quarantotto persone che si moltiplicano (speriamo anche non tra loro, sinceramente) sino ad arrivare ai già mitici OJS48 (che altri non sono che un gruppo di aitanti poliziotti in pensione che sperano di far concorrenza alle giovini idols sempre più numerose) e furibonde liti tra fandom?
Molto, in verità, e già sbianchiamo alla sola idea di metterci in pari con tutto.
Quindi, bando alle ciance, procediamo per punti, condensando qualche mese di pettegolezzi in bene o male poche righe, per questo post:

Numero uno! Mister Hiro Mizushima (click!), dopo essere diventato il sogno erotico di mezzo Giappone e oltre nel ruolo dell’affascinante Nanba senpai di Hanazakari no Kimitachi e (Hana Kimi per i pigri, e anche per noi d’ora in poi) e aver cementato la propria immagine sexy mostrandosi in déshabillé in un photobook che non dimenticheremo facilmente, non solo si è sposato con quell’esemplare di evanescente e meravigliosa fanciulla che altri non è Ayaka (click, la cantante la cui voce è apparsa nella sigla di Zettai Kareshi, in cui ha recitato anche Mizushima) alla fine del 2009, ma insieme hanno abbandonato la Ken-On, l’agenzia in cui avevano lavorato sino a quel momento, e fondato un’altra compagnia tutta loro. Pare che Mizushima volesse intraprendere una carriera di scrittore (uh là là, direbbero i francesi), riducendo un po’ le attività come attore, ma la compagnia non volesse dare il suo supporto. Quindi, ha piantato baracca e burattini, e ha traslocato insieme alla sua anima gemella. Noi attendiamo le sue future opere letterarie, anche se, a dirla proprio tutta, ci chiediamo perché sempre i bonazzi debbano darsi all’intellettualità invece che spogliarsi ancora.

Numero due! Pessime nuove dal mondo del J Rock (Visual, Oshare, Angura o chissà che altro si sono inventati, chiamatelo come volete). Una preoccupante sfiga sembra essere calata su gran parte delle band più conosciute quest’anno, o, per meglio dire, quella che era stata chiamata la maledizione del 2009, sembra non voler abbandonare i nostri androgini amichetti nemmeno nel 2010. Oltre ad una serie di abbandoni (tra cui il più recente: Masahiro Watanabe, bassista dei té, (click!) ha infatti deciso di abbandonare il gruppo e le scene musicali, lasciando nel vago i motivi, forse morali, forse fisici, forse le solite divergenze di opinioni o forse sta cercando un gruppo il cui nome abbia più di una sillaba), a preoccupare sono stati più che altro la serie di forzati hiatus di band il cui cantante si è ritrovato la voce di colpo in pessime condizioni. Prima Ruki, il cantante dei Gazette (click!), ha interrotto un concerto e rimandato alcune date a causa di un problema alle corde vocali, poco dopo Hizumi, cantante dei D’espairs Ray (click!), si è trovato ad annunciare, suo malgrado, una pausa per tutto il gruppo, e stessa cosa successe ad Isshi dei Kagrra, (click!), pochissimo dopo. Insomma, i libri di antropologia non mentono: gli uomini asiatici, in particolare proprio i giapponesi, hanno alcuni tratti in comune con l’universo femminile. Uno di questi è la mancanza di un enzima che permetta l’assimilazione dell’alcool (sì, è per questo che ci vuol niente a farli ubriacare), un altro sono le corde vocali piuttosto sottili, quindi poco adatte a certi generi musicali piuttosto prorompenti. Un altro ancora sono la mancanza di peli sul viso, probabilmente. Scherzi a parte, noi speriamo bene, ed un augurio di pronta guarigione in ogni caso.

Numero tre, per fortuna. Già, per fortuna, dopo questa scia di brutte notizie (per noi il Mizushima scrittore che non vuole più spogliarsi è una brutta notizia, vorrete per caso biasimarci?), c’è sempre il caro fanciullo che ci allieta le giornate, ormai soprannominato in patria Uwasa King, il re dei pettegolezzi. Insomma, per farla ancora migliore, dovrebbe far sbucare un gossip con Erika Sawajiri… non è che per caso ci sta già pensando?

Ovviamente è Jin Akanishi che torna a far parlare di sé, sempre che abbia mai smesso di farlo. L’unico esemplare di idol che lurka twitter dall’account dell’amichetto (altrimenti detto Josh, il suo co-produttore o co-lyricist o amante o qualcosa di ugualmente preoccupante) quando le fans scatenano i progetti su di lui, e che probabilmente ha suggerito al suddetto amichetto di stampare i tweets dove lo dichiaravano particolarmente sexy per appiccicarseli in camera. E oltretutto l’unico – se non altro sino ad ora – che è riuscito a sganciarsi dalle inquietanti e rigidissime regole della Johnny & Associates – che cercheremo, raccoglieremo, e pubblicheremo, potete giurarci – per abbandonare il proprio gruppo ed intraprendere una carriera da solista, in Giappone ed oltre oceano.
Ebbene sì, l’Ackeneeshe nazionale è ora internazionale, nonché solo, ora anche sul sito ufficiale dell’agenzia, insomma, indietro non si torna, ormai. Eppure le fans più affezionate dei KAT-TUN (che nel frattempo sono diventati KaT-TUN, giusto perché KTTUN non era pronunciabile e KUNTT sarebbe finito per essere pronunciato all’americana, cunt, e non era carino) ancora non vogliono crederci: e cosa fanno i nostri cari amici giornalisti? Ne approfittano ovviamente, perché gettare acqua sul fuoco non sarebbe altrettanto divertente che soffiarci sopra per aumentare le fiamme. E anche perché, ammettiamolo, far sbucare il nome di Akanishi un po’ ovunque alza gli ascolti e le vendite, e un po’ di pubblicità fa sempre piacere: quindi, proprio mentre gli ora KaT-TUN si preparano al singolo di prossima uscita (Change UR world, sempre si ringrazi l’originalità dei titoli della J&A ed il caro Tanaka, che con il suo tocco bimbominkiesco all’americana non si smentisce mai) già si vocifera del possibile ritorno di Jin tra loro, anche se solo in veste di inviato speciale (!) nei paesi anglofoni per un loro futuro programma televisivo.
Non che a lui abbia detto qualcosa qualcuno, in verità, dato che al momento si sta preparando all’uscita del proprio primo singolo da solista agli inizi del 2011, Eternal, di cui programma l’uscita simultanea in patria e negli States.
E nonostante al momento non faccia altro che gironzolare con Tomohisa Yamashita, Ryo Nishikido, un insospettabile Yuya Tegoshi (non diteci che c’è ancora qualcuno al mondo che non sappia dei dissapori tra lui e Akanishi!) e gli altri della truppa, giura che si stia preparando al meglio per il suo Yellow Gold Tour 3010 (informazioni sul sito ufficiale dell’Ackeneeshe in terra straniera). Noi, dal canto nostro, attendiamo il pettegolezzo con Erika Sawajiri. Perché sarebbe proprio un pettegolezzo di dimensioni eclatanti.

E per il prossimo post? Bene… alzi la mano chi vuole sapere cosa ci fa la faccia (rifatta?) degli Arashi su un Jet privato.

Host e chirurgia plastica: questo è il Visual Kei!

Mamushi ha occhi e orecchie ovunque: quindi, non preoccupatevi, ma nulla ci sfugge. E i nostri vari occhi e orecchie (ma poi, i serpenti come ci sentono? Giuro che è una domanda che ha tormentato la mia infanzia) hanno indugiato per qualche secondo di troppo sulla disperata richiesta di aiuto che abbiamo trovato in giro per il web: esistono pettegolezzi anche sugli artisti del Visual Kei?

Ebbene sì, e ne esistono pure parecchi. Che ci crediate o meno, però, vengono zittiti e censurati ancora di più rispetto ai pettegolezzi che escono fuori ogni giorno su idols, attori, cantanti e compagnia bella.
Come le Dears, ovvero le ragazze del fanclub di Gackt Camui ci hanno più volte tenuto a dimostrare, le fans degli artisti che vengono catalogati sotto Visual / Oshare / Angura e chi più ne ha più ne metta kei sono per la maggioranza completamente matte. Fanno in modo di far divorziare i loro idoli, li perseguitano, li stalkerano, li aggrediscono, cercano di eliminare fisicamente i loro anti e oppositori e soprattutto tendono a minacciare di morte in modo allegro e simpatico qualunque essere umano di sesso femminile osi avvicinarsi a loro. Ed è per questo motivo che le agenzie e le case discografiche – che hanno regole persino molto più rigide di quanto possano essere quelle di Johnny & Associates, Hello! Project, Amuse e compagnia bella, che pure non scherzano – tendono a tacere e far sparire ogni traccia di notizia che possa mettere in cattiva luce i loro artisti o che, ancora peggio, possa dar cenno alle fans che persino loro – disgustorama! – hanno una sessualità. Ed è per questo che non è stato facile per noi scovare queste notiziole, ma ci abbiamo provato, ovviamente, e ci siamo riuscite.

I pettegolezzi che vengono censurati meno (anche perché dopo un po’ la cosa comincia a diventare imbarazzantemente ovvia) sono quelli sulla chirurgia plastica. Certo, in Giappone un tizio famoso su dieci si dà una ritoccatina, anche perché andare dal chirurgo plastico costa certamente meno che andare dal dentista.

Certo, l’esempio di chirurgia plastica più lampante l’abbiamo sempre con Gackt, che negli anni ha fatto in modo di passare dall’aspetto di studente piuttosto piacente con il ciuffo alla neo-melodico napoletano al Ken della Barbie in versione asiatica, e che, oltretutto, si comincia a vociferare che abbia bene o male duecento anni compiuti. Il trucco poi farà anche la sua parte, sicuramente, certo è che gli anni per lui sembrano non passare mai: ma niente di male, perché non ha mai nemmeno provato a negare di essersi sottoposto a più e più operazioni e botulinamenti vari, guadagnandosi pienamente la nomea di Re della Fabbrica di Plastica nipponica.
Chi è che invece preferisce non ammetterlo affatto?

Il fatto che i Dir en grey si siano sottoposti a chirurgia plastica (le foto di Daisuke Andou aka Die del prima e dopo sono alquanto esemplificative e raccapriccianti, e giuro che non è nemmeno il peggiore) è ormai risaputo, nonostante sia stato ritrattato anche quello insieme ad altre dichiarazioni (come ad esempio la bisessualità del bassista Toshiya) all’avvento della fama in America al fianco dei naturalissimi e mai rifatti KoRn (e ci mancherebbe, se qualcuno di loro si fosse sottoposto a chirurgia plastica e fosse uscito così, ci sarebbe stato da denunciare il chirurgo).
Chi invece ha preferito tacere queste personali informazioni sono i protetti della Peace & Smile Company, la PSC per gli amici. Se per contratto o per preferenza, questo – per ora – non ci è dato saperlo, certo è che la PSC è una delle agenzie con il contratto più assurdamente stracolmo di regole senza senso di tutta l’industria musicale giapponese.
Il bel chitarrista dei popolarissimi The Gazette, Uruha, si vocifera infatti che sia uno dei più rifatti del campo: certo il trucco fa decisamente il suo gran lavoro su di lui (basta guardare le sue paparazzate senza trucco: click!), ma basta dare uno sguardo alle foto più vecchie (prima, in centro nella foto, e dopo) del fanciullo ora deliziosamente androgino perché i ritocchini diventino lampanti: zigomi, occhi e chissà, un ritocco anche al nasino che non guasta mai. Dal chirurgo plastico però non ci è di certo andato da solo: anche l’amico e collega Reita, bassista dello stesso gruppo, pare si sia dato una decisa ritoccata agli occhi (anche le sue foto più vecchie non sono affatto clementi: prima e dopo). e chissà che il misterioso naso non sia un esempio di operazione mal riuscita; così come anche buona parte dei componenti degli Alice Nine, anch’essi sotto la PSC, che hanno direttamente fatto una gita di gruppo dal chirurgo plastico (il più palese il cantante Shou: prima e dopo). Che gli abbiano fatto uno sconto comitiva?


Sì, poche righe più sopra, abbiamo nominato le regole assurde dei contratti della Peace & Smile Company. Curiosi di sapere qualcosa di più?
Qualche anno fa, un ex dipendente dell’agenzia, licenziato o licenziatosi per oscuri motivi, si è lasciato sfuggire qualcosa di troppo riguardante i contratti che gli artisti devono firmare prima di essere completamente parte della PS Family (perché sì, a loro piace chiamarsi così). Pare che alcuni di loro si siano dovuti sottoporre a chirurgia plastica prima ancora che qualcosa di loro uscisse ufficialmente con il nome della PSC (sì, stiamo pensando soprattutto ai nuovi arrivati e mai visti prima SuG e ViViD, in effetti, e a quanto si sono impegnati per farli somigliare il più possibile a dei cloni delle band che avevano già fatto debuttare), perché non sia mai che uno dei faccini dei loro protetti non sia perfetto (su questo avremmo, in effetti, da dissentire). Oltretutto, segnalata come la clausola in assoluto più assurda del contratto, tutti gli artisti sono obbligati a non dichiarare niente della loro sessualità, che sia essa etero o omo, a non avere alcuna relazione, né fissa né tanto meno saltuaria, né a dare alcuna speranza alle fans di essere avvicinabili, ma, allo stesso tempo, far credere loro di essere i classici ragazzi della porta accanto. Insomma, niente di più semplice, no? Praticamente cercare di trasformarsi in quei miracolini della computer grafica tanto belli da guardare quanto freddi da toccare.
Come sicuramente avrete intuito, è stata proprio questa regola a spingere il cantautore e chitarrissa -miyavi- ad abbandonare – e non sappiamo quanto a malincuore, sinceramente, viste le regole assurde che gli venivano imposte – la PS Company. Infatti, poco dopo l’annuncio, sposa la bella cantante Melody, da cui qualche mese dopo avrà una bellissima bambina (proprio quella bambolotta che vedete insieme a lui nella foto) che chiameranno Lovelie.

Ma questo, tristemente, non è tutto: un altro ex dipendente di una casa discografica che trattava solamente di band Visual Kei, ha rilasciato un’intervista nel 2008 dove raccontava di tutti gli sporchi meccanismi che stanno dietro al successo (successo, inutile negarlo, sempre più effimero) delle band j-Rock di seconda generazione.
Quando ormai lo stile Visual Kei era lanciato (pur rimanendo, anzi, tornando, un genere di nicchia in patria molto più di quanto non lo fosse in Occidente), le band di piccoli cloni dei grandi della prima generazione (X-Japan, Malice Mizer, Luna Sea, Kuroyume, Buck-Tick e compagnia) fioccavano. Non era di certo il talento ciò che interessava di più alle compagnie in caccia di soldi, infatti, i ragazzi che venivano scelti erano per lo più ex delinquenti o ragazzini che avevano abbandonato la scuola, non sapevano scrivere canzoni, raramente erano davvero in grado di suonare i loro strumenti e sarebbero dovuti essere, in ogni caso, seguiti passo per passo. Venivano recuperati nelle Live house, dove avevano una sorta di muto contratto dal momento in cui il proprietario aveva permesso loro di suonare lì, o addirittura per strada, e ripuliti dalla testa ai piedi: è così che diventano praticamente Host, invischiandosi in un mondo che ha sin troppe rassomiglianze con la Yakuza. All’inizio ciò che conta non è di certo il talento spesso scarso, quanto più la capacità di attirare pubblico, soprattutto femminile, con quelli che sono veri e propri flirt ben mirati. I ragazzi lasciano il loro numero di telefono a quelle che diventeranno “le fans numero uno”, che cominceranno a sentirsi speciali quando vengono avvisate dagli stessi componenti della band delle novità e dei live. Si instaura così un rapporto del tutto simile a quello tra un Host e la sua cliente fissa: il musicista si fa desiderare e fa credere di desiderare a propria volta, ma non può e non deve concedere niente di diverso da quello, altrimenti la fan non sarà più una fan, ma una donna con cui hanno avuto una relazione. L’immagine della band deve rimanere intatta in quanto ragazzi della porta accanto, ma irraggiungibili: quando il numero delle fans comincia ad essere nutrito, allora la band può abbandonare la Live house in cui erano confinati ed aspirare a qualcosa di più.

Le cose, nel giro di due anni, sono ancora cambiate: alzi la mano chi, sfogliando due riviste che riportano la scena musicale Visual Kei (porterei come esempio ARENA 37C, ma ultimamente sembrano più interessati a cacciare idol giapponesi e coreani in copertina che altro) riesce a beccare le stesse band a distanza di un mese. I piccoli cloni della terza generazione del Visual Kei (per intenderci, la generazione dopo Dir en grey, Gazette, Alice Nine, miyavi e quella gente lì) sono ormai praticamente meteore, che scompaiono ad una velocità impressionante. Qualcuno si è chiesto il motivo per cui recentemente vengono riesumati dal congelatore i mostri sacri come Kuroyume, SADS e Luna Sea? Avete il motivo.