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Coreani venti di tempesta

Ve ne sarete accorti anche voi domenica sera, vi sarà bastato avere un qualsiasi account su un qualsiasi social network (Tumblr, Twitter, Facebook, Livejournal, just pick one!) o accendere la tv su MTV per venire a sapere che i vincitori del premio “Best Worldwide Act” agli MTV Europe Music Awards di quest’anno sono stati i Big Bang di coreana provenienza (QUI il video della premiazione). Se non ve ne siete accorti, o usate il pc solo per controllare l’ora, oppure siete distratti. Molto distratti. Occhio quando attraversate la strada. Oppure eravate al concerto dei JYJ in Germania quella sera, e ancora non vi siete ripresi.

I Big Bang ritirano il premio "Best Worldwide Act" agli MTV Europe Music Awards 2011.

Insomma, se ancora ce ne fosse stato bisogno, la vittoria dei Big Bang è l’ennesima prova che il fenomeno della cosiddetta Hallyu Wave (o Korean Wave) è reale e, sembrerebbe, tutt’altro che in discesa, anche fuori del territorio asiatico… senza tenere conto del fatto che sia ormai impossibile trovare una Oricon Chart settimanale dei singoli più venduti in Giappone senza la presenza di almeno uno/tre/settevirgolacinque artisti di derivazione coreana in classifica (solo la settimana scorsa c’erano i CNBLUE, le KARA e gli MBLAQ, questi ultimi in seconda posizione). Non solo! I palinsesti televisivi sono pieni di drama coreani importati e solo poche settimane fa abbiamo assistito a un’insolita inversione di tendenza quando la TBS ha mandato in onda Ikemen Desu Ne, remake giapponese del ben più famoso (e coreano) You’re Beautiful del 2009, per altro con rating medio del 10%, non male in mezzo al proliferare di percentuali inferiori al 3%. Ikemen Desu Ne ha anche visto un cameo del protagonista originale, Jang Geun Seuk, in uno degli episodi, come a dare un tacito e orgoglioso consenso… e già che c’era, farsi vedere ancora di più in giro in previsione del tour da solista che culminerà il 26 novembre al Tokyo Dome e i cui biglietti sono spariti in qualcosa tipo cinque minuti (no, non scherzo). O ancora, la presenza di Chansung (2PM) tra i protagonisti del drama di questa stagione Kaito Royale, con Matsuzaka Tori e Oomasa Aya, sempre sulla TBS.

La Hallyu Wave è un fenomeno presente da anni, e non si può negare che abbia portato a diversi risultati positivi: le iscrizioni ai corsi di coreano in tutto il mondo sono aumentate di quasi il 60% in appena un paio d’anni, così come il turismo in Corea del Sud (perché ricordiamoci sempre che stiamo parlando della Corea del Sud) ha subito considerevoli impennate. L’interesse che soprattutto i giovani hanno dimostrato nei confronti della cultura e della lingua coreane non può che essere guardato con un sorriso, perché tutto ciò che alimenta la cultura e allarga gli orizzonti delle persone è sempre ben accetto. Inoltre, le star coreane sono spesso, volutamente o meno, l’immagine della Corea in territorio straniero, e in questo senso possono aiutare a rinsaldare rapporti non sempre idilliaci.

Ma non sono tutte rose e fiori.

Negli ultimi mesi in Giappone si è vissuto un periodo di profonda e a tratti quasi violenta insofferenza nei confronti della Hallyu Wave, culminato in alcuni episodi piuttosto spiacevoli che hanno coinvolto personaggi di spicco (di una nazionalità e dell’altra), emittenti televisive e persino la famiglia imperiale!

Sono andata a ripescare gli avvenimenti più significativi che hanno segnato quest’estate, da luglio fino a ottobre. Ci tengo a specificare che questo è il risultato di una ricerca e non il mio parere personale sull’argomento (anche perché io, purtroppo, non vivo in Giappone, e la Hallyu Wave influenza la mia vita tanto quanto sapere che un’amica di mia madre ha appena comprato due tartarughe marine, per capirci).

Luglio 2011: l’attore Takaoka Sousuke pubblica sul suo account di Twitter alcuni pareri negativi del tutto personali sull’invasione di prodotti coreani in Giappone e questo porta al suo allontanamento dall’agenzia, la Stardust Promotion. Dopo un paio di mesi, e dopo essersi scusato almeno tre milioni di volte da bravo giapponese per aver espresso la sua opinione, apre una sua agenzia, la NO WHERE.

Proteste sotto la sede della FujiTV, agosto 2011.

Agosto 2011: in due giornate diverse, migliaia di persone (più di seimila) si radunano sotto la sede della FujiTV a Odaiba (Tokyo) per protestare contro la sovrabbondanza di drama e film coreani nei palinsesti nazionali. Seimila persone. Seimila. A qualcuno i drama coreani strappalacrime hanno proprio rovinato la digestione.

Ottobre 2011: e qui ci scateniamo… prima di tutto, si assiste a un’altra protesta alle porte della FujiTV, questa volta contro la partecipazione dell’attrice Kim Tae Hee al drama 99 Days With A Star. Kim Tae Hee, infatti, è considerata un personaggio “anti-giapponese”, in quanto in passato ha dichiarato che le isole Dokdo sono territorio coreano e non giapponese, arrivando a portare questa sua propaganda anche in un programma girato in Svizzera anni fa (anche se non ho idea di cosa freghi agli Svizzeri dell’appartenenza delle isole Dokdo a Giappone o Corea). QUI potete trovare un video del corteo.

Ma andiamo avanti. Le 2ne1, che sono forse il gruppo femminile coreano di maggior successo in assoluto in Giappone e nel mondo, vengono aspramente criticate all’uscita del PV del loro singolo “Hate You”, che viene interpretato come anti-giapponese. Il video (QUI), completamente animato, si apre con l’esplosione di un reattore nucleare (che a molti ha ricordato la tragedia di Fukushima) e si chiude con un mostro con un piccolo cerchio rosso sulla fronte bianca (che ad alcuni ha ricordato la bandiera giapponese). Il fatto che il mostro alla fine venga ucciso non ha aiutato il gruppo a togliersi quest’aura di antinipponismo scatenato dal video. E se mi permettete, inserire l’esplosione di un reattore nucleare è stata una mossa quanto meno indelicata.

Gako si esibisce su una canzone delle Shoujo Jidai.

La crescente insofferenza nei confronti della Hallyu Wave si è rivelata anche quando, sempre in ottobre, una delle nipoti dell’imperatore, la diciassettenne Gako, si è esibita ballando su “Oh!” delle Shoujo Jidai/Girls’ Generation a un festival scolastico. Apriti cielo! “Non ha bisogno di imitare un gruppo coreano, non possiamo accettare che un membro della famiglia imperiale abbia volutamente scelto una canzone coreana, l’imperatore dovrebbe fare qualcosa”, eccetera eccetera.  Ovviamente sono tutte stupidaggini e la ragazza è libera di ascoltare ciò che vuole, ma fossi in qualcuno con un po’ di influenza la smetterei di ignorare tutti questi campanelli d’allarme.

Insomma, la maggior parte di questi problemi sono probabilmente causati da gruppi di nazionalisti dalla mente chiusa che ancora vogliono impedire a qualsiasi influenza straniera di penetrare in Giappone, ma… la situazione si sta facendo preoccupante. Sempre di più.

Chiudo con una provocazione: perché i drama e la musica coreani sono così famosi e apprezzati in Giappone? Perché le TV comprano drama coreani invece di telefilm americani o europei per riempire i loro palinsesti? E perché, con la sovrabbondanza di idols giapponesi, si sente il bisogno di trovarne altri fuori dal Paese? Tutto ha un motivo, ed esistono ricerche e teorie molto serie sull’argomento, tesi che spiegano in modo oggettivo il motivo dell’esistenza di un fenomeno come l’Hallyu Wave. Se siete interessati a un articolo il più obiettivo possibile sull’argomento, non avete che da chiedere, ma nel frattempo ci farebbe piacere sentire la vostra opinione a riguardo!

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E con questo articolo le vipere sono ufficialmente tornate! Speriamo di esservi mancate almeno un pochino, e vi ringrazieremo adeguatamente per il numero esorbitante (beh, per noi lo è!) di fans su Facebook quando registreremo il podcast che abbiamo in produzione!

Una delle novità che abbiamo in serbo per voi con questo nostro comeback è un account su Twitter che potete seguire per essere sempre aggiornati sulle ultime news e sui pettegolezzi più piccanti! Quindi da ora ci potete trovare sia su FACEBOOK che su TWITTER.

Aggiungeteci ai vostri contatti!

La tartaruga un tempo fu un animale che correva a testa in giù…

Come un siluro filava via…
Insomma, chi non conosce questa canzone? Un sacco di gente, ho indagato, come no. Ma non è colpa mia se sono più vicina alla generazione dello Zecchino d’Oro piuttosto che a quella di Gossip Girl (sic!) e da ora in avanti si comincerà a vociferare che anche noi abbiamo duecento anni come Gackt (però sono stata brava, sono andata persino a pescarvi il video). Bene o male, la storia è questa: la tartaruga, tanto tempo fa, era un animale dentato che correva veloce veloce veloce… sino a che un giorno non è andata a sbattere contro un muro, si è rotta qualche dente, e ha capito che chi va piano, va sano e va lontano, e soprattutto trova boschi di carote (…) e biondi tartarughi (!).
Avrete già capito a chi è dedicato questo post, immagino. Allora cominciamo subito?


Il protagonista sarà proprio Kazuya Kamenashi, il preferito di tutti gli spettegoloni del web, una delle due (e per il momento l’unica) voci principali dei sempre più popolari KAT-TUN, il ragazzo dei sogni (altrimenti detto il protagonista di numerosi Dream Boys), nominato migliore attore, migliore fidanzato, migliore figlio, migliore amico fratello amante una serie di volte, nonché miglior culetto in jeans per ben tre – quattro? – anni consecutivi (altrimenti detto Best Jeanist, vincitore dal 2006 al 2009, e con ogni probabilità anche nel 2010). Nell’ipotetico grafico che immaginiamo appeso nel camerino dei KAT-TUN sui più spettegolati e più apparsi sul malfamatissimo BUBKA, non sarà di certo al primo posto, quello spetta al collega Koki Tanaka, ma di sicuro è subito dietro di lui (e forse non solo in senso figurato) – e se valesse non solamente la quantità, ma anche la qualità dei pettegolezzi, il bel Kamenashi non lo batterebbe proprio nessuno.

Le avventure (e la metamorfosi) della nostra tartarughina ebbero inizio nel lontano 1998, quando, alla tenera età di soli dodici anni, venne caricato in auto da tutti i familiari, che con qualche banale scusa lo depositarono a fare il provino per entrare a far parte della Johnny & Associates, nonostante il fanciullo non fosse minimamente interessato. Cosa in lui abbiano visto il vecchio porco (aka Johnny Kitagawa) e colleghi durante l’audizione – oltretutto la stessa a cui parteciparono i compagni di gruppo Akanishi e Nakamaru – questo è ancora un mistero, ma ciò di cui siamo certi è che non fosse la bellezza. In ogni caso, il piccolo Kame venne immediatamente accettato (a differenza di Akanishi che venne inizialmente rifiutato, ma questa è un’altra storia), entrando nelle grazie del vecchio patriarca della J&A, che lo spinse addirittura a continuare anche nella sua carriera come giocatore di Baseball. Manco a dirlo il ragazzino abbandonò il suo probabilmente brillante futuro nello sport non appena si rese conto di quanto infinitamente più divertente ed appagante fosse sculettare vestito di soli lustrini alle spalle dei Kinki Kids.

Ma facciamo un passo indietro: lo riconoscete questo musetto? No, non è Kif, l’alieno verde di Futurama, è solamente il nostro piccolo – ed irriconoscibile – Kamenashi. Capite adesso quando avevamo detto che la bellezza non poteva essere di certo il suo cavallo di battaglia?
Ma prima di venire tacciate di essere inventori di notizie, è necessario citare una piccola clausola, nonché una delle poche conosciute insieme all’obbligo di celibato sino ai trent’anni, del contratto della Johnny & Associates: ognuno degli artisti, indipendentemente dall’età, è moralmente obbligato a dichiarare ogni intervento di chirurgia plastica a cui si sia sottoposto, se gli viene chiesto in un’intervista o in una conferenza stampa di qualsiasi genere. Una sorta di gentilezza per evitare di tradire la fiducia delle fans, diciamo, ebbene sì, sono parecchio strani questi Giapponesi. E Kame, per arrivare ad essere il faccino che tutti conosciamo e vediamo bene o male ovunque, di ritocchini qua e là se ne è fatti un bel po’ – alcuni maligni dicono persino che si sia volontariamente piazzato sotto i ferri per ben trentacinque (trentacinque!) volte, ma questo, a differenza degli interventi più innegabili, è sempre stato smentito.
All’inizio fu il turno del naso: era ancora in piena pubertà, quando al poveretto è stata portata via una significativa porzione di naso, per farlo diventare il nasino sottile (circa) che fa invidia ad alcuni dei suoi compagni di gruppo (non me ne vogliate). Pochissimo tempo dopo, l’operazione standard della J&A, per ingrandire gli occhi e occidentalizzarli quanto più possibile – e pare che, con tanto di ammissione di colpa, i ritocchini agli occhi siano stati più di uno, per eliminare quelle adorabili (a mio parere) occhiaie che praticamente tutti i Giapponesi hanno. Una sistemata ai dentini (e non con l’apparecchio, del resto, se ha i soldi per rifarseli da capo, chi glielo fa fare?) ed il gioco è fatto: nella lista di interventi vociferati e mai ammessi ci sono anche zigomi, labbra, e addirittura attaccatura delle orecchie, ma onestamente a me non sembra che possa averne avuto bisogno. Noi non giudichiamo, del resto, come Agrado diceva in Tutto su mia madre, una persona è tanto più autentica quanto più assomiglia all’idea che ha di se stessa, e se questa era l’idea che Kamenashi aveva di se stesso, chi siamo noi per non essere del tutto d’accordo con lui? Anzi. Tutto il resto, è merito della mamma e della palestra.

Ma cosa ha combinato la nostra tartaruga non appena è riuscita a diventare una gran bella tartaruga (anzi, un po’ prima)? Ovviamente ha fatto parlare di sé, e non poco, direi.
Se dovessimo stare a citare ogni singolo pettegolezzo uscito su Kamenashi, potremmo tranquillamente tenere un blog solo su di lui (e ci piacerebbe, è innegabile che ci piacerebbe, visto quanto ridiamo ogni singola volta), ma tanta altra gente ci chiama a narrare delle loro faccende, quindi ci tocca solo dirvi i migliori (e sono proprio i migliori).
Prima di tutto, è necessario annunciare che Kame, apparentemente, non porta le mutande. A dircelo è un famoso stilista giapponese, si vocifera che sia niente popò di meno che il celebre Takeo Kikuchi che, al secondo anno consecutivo di vittoria come Best Jeanist, è stato interrogato sul motivo del successo dell’idol. “È molto semplice” ha detto “il segreto sta nella linea dei suoi fianchi. Non solo i jeans, qualunque cosa, da una tuta ad un kimono tradizionale, dona a Kamenashi. Come mai, chiedete? Mi sembra ovvio: non indossa mai intimo, e la forma del suo sedere è esattamente quella di una pesca perfetta”. Come faccia lo stilista a sapere questi particolari così intimi non si sa, ma se lo dice lui, chi siamo noi per dubitarne?

E non sappiamo se debba al suo culetto a forma di pesca (e a proposito, non erano proprio le famose chiappette di Tomohisa Yamashita ad aver universalmente avuto lo stesso nomignolo?) anche la rinomata storia con Kyoko Koizumi, detta Kyon Kyon (click!), famosa cantante attrice di soli (!) venti anni esatti più vecchia di lui. I primi avvistamenti risalgono all’Aprile del 2006, due anni dopo il divorzio della cantante dall’attore Masatoshi Nagase, e diamole credito per aver aspettato che il giovane idol fosse almeno maggiorenne. Anche qui, niente di nuovo rispetto alle solite coppiette di idols (giovini o attempati che siano) che vagano per le stradine di Tokyo: strani cappelli e strani occhiali a fare da travestimento, onde poi toglierseli nei ristoranti e nei negozi facendosi riconoscere dal mondo intero. Molto intelligente, senza dubbio.
La loro storia, però, ha ovviamente qualche punto in più rispetto alle altre, altrimenti non sarebbe stato il più grande pettegolezzo dei piccoli della J&A, vi pare? Quando Kyon Kyon, ormai stanca di essere seguita bene o male ovunque in attesa di vederla caricarsi Kamenashi in macchina e portarselo via (click! e click! vari) – è quello che ti meriti per aver irretito un fanciullino, tesoro – ha deciso di caricarselo invece su un aereo e portarselo direttamente a Parigi. Parigi, proprio così, la città più romantica del mondo, patria del Louvre, degli Champs-Elysées, della Tour Eiffel e delle baguette sotto l’ascella. Non che loro abbiano visto qualcosa di tutto ciò: mentre la Koizumi era a fare incetta di scarpe e borsette, il nostro eroe si divideva tra Pigalle, il quartiere a luci rosse in cui si trova il Moulin Rouge, e Marais, un vero e proprio gay village, oltretutto tra i più famosi d’Europa, in cui è rimasto sino a notte inoltrata. Che sentisse la mancanza di casa?
Consapevole o no che fosse Kyon Kyon, pare che il giovane idol ne abbia approfittato alla grande, dandosi alla pazza gioia con le carte di credito della cantante per sin troppo tempo. La loro storia d’amore, per quanto poco reale possa sembrare ora, è durata sino al Febbraio del 2008 o poco prima, quando Koizumi, beccata mezza ubriaca ad un party esclusivo (ma non così tanto che Friday e BUBKA non riuscissero a metterci il nasino), ha dichiarato, ridendo, oltretutto, che tra lei e Kame era finito, tutto finito. Cosa di cui nessuno aveva dubbi, visto che nello stesso periodo, anche Kamenashi era ubriaco ad un party, ma invece di parlare della cantante con cui era stato, si stava sbaciucchiando tre ragazze per volta.

Quanto fosse iniziato è ancora da definire, certo è, però, che Kame ha sempre avuto un debole per le donne più vecchie di lui: nell’estate del 2007 (quando ancora i due stavano, in teoria, ancora insieme), l’attività preferita del ragazzo pare fosse frequentare un Hostess Club di classe a Roppongi – che poi, quanto di classe possa essere un locale a Roppongi, anche questo è ancora da definire. Fatto sta che, tra le tante ragazze disponibili ad intrattenere un giovane ed aitante idol pieno di soldi, lui preferisse una compagnia decisamente più matura, o meglio, la Mama del Club, una donna molto affascinante che andava per i quaranta. E se agli inizi le visite di piacere nel Club erano in compagnia di amici e colleghi, divennero sempre più frequenti, soprattutto nell’Agosto di quell’anno, sino a quando non fu la compagnia stessa, a quanto pare, a proibirgli di vedere ancora quella donna per cui si era preso una cotta che continuava a spillargli soldi. Insomma, le cose andavano così: lui spillava i soldi a Kyon Kyon e andava a sperperarli negli Hostess Club dove una Mama li spillava a lui. Tutto chiaro, no?

Tutto chiaro e tutto normale, “normale”, per quanto possa esserlo la vita di uno come Kamenashi, è ovvio. Finita la storia con la Koizumi e passata la cotta per la proprietaria dell’Hostess Club, il nostro eroe si accontenta di uscire con ragazze normali che non cercano (forse) di spillare soldi a lui, né lui cerca di spillarli a loro. Si vede in giro con un paio di ragazze, un appuntamento doppio con il senpai Jun Matsumoto e le rispettive compagne, ad una addirittura regala un ciondolo per il cellulare identico al proprio (accidenti, le cose si fanno serie). Niente incidenti, se si eccettuano i vari episodi di mutande sudate scomparse sul set di One Pound Gospel, ovviamente mutande di Kamenashi, che apparvero poi in vendita mesi dopo sui siti internet del mercato nero coreano (no, non scherziamo, tristemente).


Le cose divertenti cominciano, ovviamente, quando un vecchio scandalo, tenuto in caldo per ben due anni, torna a galla nel 2008: si parla di un litigio e di una paparazzata piuttosto pesante sul set del drama Sapuri, di cui Kamenashi era il protagonista nel 2006. Il ragazzo, all’epoca delle riprese ancora minorenne, pare avesse insistito un po’ troppo per poter partecipare ad una festa con i suoi co-attori, tutti, ovviamente, maggiorenni e legalmente riempibili di alcool. Il fu manager privato dell’idol – il fu perché venne allontanato, all’inizio senza spiegazioni, ma a nostro parere del tutto intuibili – non era ovviamente d’accordo, e tra i due volarono parole piuttosto pesanti, perché si sa, la nostra tartarughina non ha mai avuto il carattere più affabile del mondo. Il manager era però piuttosto fermo sulla propria posizione, la festicciola alcolica non s’aveva da fare. Se non fosse che, ad un certo punto, il nostro fanciullo ha deciso di sfoderare tutte le sue armi segrete: si è avvicinato, si è stretto all’uomo e gli ha sussurrato qualcosa, molto vicino e molto languidamente. Cosa non si sa, è certo che il manager si è calmato all’istante, non ha più aperto bocca e Kamenashi è andato al suo party. Certo, avrebbe anche semplicemente potuto minacciarlo di licenziamento – come se dipendesse da lui, poi – ma noi siamo maliziose e adoriamo pensare al peggio del peggio. Come sempre.

Vero o no che sia, è stata questa metaforica schiantata contro un muro a cambiare decisamente il giro di vite attorno alle patinate uscite serali del dolce (?) Kazuya Kamenashi: forse sentendosi ormai scoperto eppure del tutto al sicuro, ha lasciato perdere donnine e donnoni per darsi davvero alla pazza gioia. Seguendo così il poco raccomandabile amico e collega Koki Tanaka – e venendo seguiti a loro volta dal fedele Tokyo Sports che sembra avere da sempre una cotta per i pettegolezzi sulla J&A – ci ha rivelato i suoi veri gusti in fatto di donne: le preferisce uomini.
Beccati per la prima volta al Club “M” a Shibuya – dove pare che Koki fosse una sorta di habitué – Kamenashi, incredulo da tanto ben di dio, si è preso una delle prime vere epiche ubriacature della sua carriera, alla quale ne seguiranno molte altre. Oltre all’ubriacatura, si è preso una cotta per un’altra Mama del club, peccato che, in questo caso, fosse visibilmente un omone nero travestito da donna. Vedendosi chiedere dal piccolo (da lei – o lui – stessa così definito) ancora da bere, non poteva di certo rifiutarsi, e gli ha servito da bere molto più che a qualunque altro cliente, facendogli pagare bene o male un terzo di ciò che stava consumando. Quando gli alcolici sono finiti tutti in gola della piccola spugnetta, il giovane idol ha guardato Mama negli occhi (e ricordiamo che lei è un lui) e gli ha chiesto un bacio. E lei cos’ha detto? “Se tu avessi l’occasione di baciare un idol, ti tireresti indietro?” Bella risposta. E infatti l’hanno fatto. Cinque volte – e non erano bacini lievi, ma pare fossero proprio dei gran bei baci appassionati, con tanto di pubblico, ovvero Koki che rideva e batteva le mani, felice di aver trascinato un altro compagno di gruppo nel tunnel. Dopo i cinque baci appassionati, Kamenashi se l’è presa con un amico d’infanzia che aveva detto che l’ombelico di sua madre era sporgente – compatiamolo – e poi è svenuto in mezzo alla strada, venendo portato a casa da Tanaka, che dio solo sa cosa gli ha combinato.


Scoperta la sua nuova passione, Kamenashi scopre anche nuovi amici e nuovi hobby (e vaga per Tokyo con loro di notte): pur continuando a frequentare di tanto in tanto gli stessi locali di Tanaka, stringe un ambiguo rapporto con Atsushi Tsutsumishita, del duo Impulse (click!). Il rapporto è senza dubbio ambiguo per un solo e semplice motivo: Ttutsumishita spingeva, di tanto in tanto, il povero Kamenashi a travestirsi da donna. Non che lui facesse molta resistenza, anzi, pare che una sera fosse così grazioso che l’amico avesse addirittura tentato di baciarlo. Il risultato fu ovviamente un due di picche, ma sospettiamo solamente che fosse perché non aveva ancora bevuto abbastanza e l’altro, inibito, non ci abbia più riprovato. Ciò non toglie che i due abbiano continuato ad uscire insieme e frequentare i locali gay di Ni-chome, occasionalmente obbligando il più piccolo (molto dispiaciuto, immaginiamo) a vestirsi da donna. Al ritorno a casa da una di queste uscite, il ragazzo, completamente ubriaco come al suo solito – perché seguire le orme di Hideaki Takizawa fa sempre bene, ricordiamolo – ha addirittura scatenato un litigio furibondo con l’autista di un taxi che lo stava accompagnando a casa, accusandolo di aver preso un’altra strada per rapirlo e chiedere il riscatto. Non occorre dire che la strada era giusta e che il povero Kame ci vedeva doppio, vero? No, non occorre.
Ora, ci chiediamo, perché Friday, Tokyo Sports, BUBKA e qualcun altro di questi signori non ci fanno anche le foto al bel Kamenashi travestito? Perché la cosa sarebbe davvero piuttosto gradita.

Quindi, ricapitolando: Kamenashi correva sin troppo forte, contro il muro ci ha sbattuto, il bosco di carote l’ha trovato eccome… gli manca solo un biondo tartarugo da sposare. Tanti auguri, tesoro.

 

Guarda come ti stalkero la Ueto

Punto uno! Ambitious Japan! e Mamushi hanno da poco compiuto dieci giorni. Auguri a parte, ci troviamo già con oltre 1600 visite ed una media di quasi 160 visite al giorno. Noi vi amiamo, vi amiamo, vi amiamo! E se anche voi ci amate, se non l’avete ancora fatto, seguiteci su Facebook (ma sì, un po’ di pubblicità concedetecela, ogni tanto), dove aggiorniamo costantemente con gli articoli che scriviamo man mano.

Punto due! Siccome noi siamo, in fondo in fondo, delle personcine socievoli, quando abbiamo trovato un blog di diffusione di informazioni e notizie provenienti dal Giappone, chiamato Asakusa, tutte scodinzolanti (fa paura una vipera che scodinzola, eh?) siamo andate a chiedere uno scambio di link. Risultato? Messaggio rimosso senza nessuna risposta. Ne abbiamo chiesto il motivo. Risultato? Messaggio rimosso di nuovo. È bello vedere come ci si fa i nemici senza ancora aver alzato un dito, giusto? Giusto. Ma noi continuiamo per la nostra strada, ovviamente.

Punto tre! Vi abbiamo chiesto su chi desideraste avere pettegolezzi, voi ci avete risposto, e noi abbiamo trovato, ovviamente. Siete già seduti in punta sulla sedia, mangiandovi le unghie in attesa di scoprire chi sarà la nostra vittima designata di oggi? Allora cominciamo subito.


La nostra vittima designata di oggi altri non è che il bell’avvocato dei NEWS, Shigeaki Kato.
Certo è che, quando hai una laurea in legge, un bel faccino pulito e origini Osakesi ben nascoste dietro un Giapponese perfetto e sempre correttissimo, non a molti viene voglia di indagare sul tuo oscuro (oscuro?) passato, intuendo forse che sia noioso, o magari poco comprensibile come gli articoli che scrive su Myojo nella sua rubrica.
La vita del bell’avvocato, in ogni caso, non appare proprio come un tripudio di scandalo, ammettiamolo, almeno sino al 2008, quando viene scelto proprio per un ruolo di avvocato (evviva l’originalità sempre e comunque, ma mister Kato e giacca e cravatta ci piace sempre) nel drama Hokaben, al fianco della bella e dolcissima Aya Ueto (click! per chi non avesse idea di chi sia questa fanciulla, se è possibile). Ed è qui che nascono i, se così li vogliamo chiamare, problemi.
Il nostro bel Shige, dopo i primi problemi a mantenere il suo ruolo nel drama – la produzione temeva che il poco carattere del ragazzo che tende sempre a rimanere inosservato facesse colare a picco lo share della produzione, mettendo a rischio così anche la popolarità sino ad ora sempre stata indiscussa di Aya – ce la fa, e il drama non ne esce vittorioso, ma nemmeno malaccio, considerata la noia mortale che tendono ad essere i drama giapponesi sui salarymen (ricordiamo con un sospiro ed una lacrima Anego e Sapuri, che se non ci fossero stati l’Akanishi ed il Kamenashi nazionale a tirarli su, non so proprio che ne sarebbe stato). Hokaben chiude infatti con uno share dell’8% in media, non altissimo, ma nemmeno disastroso come altri.

Ma il problema, signori e signore, non sta di certo qui: il nostro bel Kato infatti, lavorando fianco a fianco con Aya, si è ovviamente preso una bella sbandata per la fanciulla. E sì sa, forte dei pettegolezzi che giravano sui suoi colleghi, ci sperava, che qualcosa potesse succedere con la fanciulla sul set del drama. Già, ci sperava, niente da fare.
La situazione precipita del tutto quando si viene a scoprire che l’idol fosse, in effetti, un grandissimo fan della Ueto da ormai tempi immemorabili, al punto da vantare una vasta e alquanto imbarazzante collezione di fotografie, riviste, interviste, CM, drama registrati o comprati, film e quant’altro. Insomma, non solo imbarazzante, ma molto imbarazzante. Addirittura, ha cominciato a chiamare la fanciulla “Ueto-sama“, aggiungendo il suffisso onorifico che più onorifico non si può al suo nome, facendola vergognare a morte e spingendola addirittura a lamentarsi delle continue pressioni che riceveva dal suo co-protagonista sul set del drama, che però, al momento delle scene, cadeva in una sorta di mutismo tipico da fanboy adorante di fronte alla stella dei suoi occhi. Per di più, ricercando nelle numerose interviste che aveva collezionato informazioni su quale tipo di uomo potesse piacere ad Aya, è venuto a sapere che lei ama gli uomini un po’ selvaggi. E che succede? Ci appare sul set vestito da militare. Insomma, Shige, proprio classica cottarella da ragazzino delle medie, ci mancava soltanto che le facesse i dispetti per poi correre a salvarla o le tirasse i capelli e saremmo stati a posto.
Ma il nostro eroe, ovviamente, non si arrende di certo: a circa un mese dall’inizio della produzione del drama, Kato dichiara a gran voce che Aya Ueto sarà sua in soli tre mesi. Aya ride e non è particolarmente impressionata dalle sue parole, ma siccome è una ragazzina dolce, non glielo fa notare. E cosa succede? Niente, ovviamente. Il povero ragazzo fallisce, e la cosa non ci stupisce, dato che il suo piano includeva il portare la co-protagonista al bowling e offrirle una cena nel ristorante della madre dell’amico e collega Keiichiro Koyama.
Due mesi dopo, quindi, lo vediamo apparire mano nella mano con una ragazza sconosciuta, pare una sua collega dell’università, di rosa vestita e con un’impressionante somiglianza con l’attrice che ha rubato il cuore del povero Kato, che evidentemente deve averla chiamata Aya per sbaglio, perché pare che l’appuntamento non sia durato nemmeno al punto dell’accompagnamento a casa e del bacino in macchina. Tesoro, l’idolatria è una brutta cosa, veramente.

Che poi non so voi, ma io, con Shige ci sarei stata. Anche mi avesse portato davvero solo al ristorante di mamma Koyama.

Si scontra con una macchina: Daito Shunsuke in ospedale

Maledetto automobilista, se ti troviamo ti stritoliamo tutti gli ossicini del corpo senza pietà, parola nostra… insomma, per una volta che l’incidente sembra non essere stato causato dal personaggio famoso di turno, devi pensarci tu, maledetto automobilista di cui sopra, a rovinarci il finale di Tumbling?

Ah, per chi non sapesse a cosa ci riferiamo, il 18 giugno, verso le 22:30, il giovane attore Shunsuke Daito (quello che ha fatto il fratellino piccolo di Shun Oguri in HanaKimi… e quello che ha quel personaggio fighissimo in Tumbling, in onda in questa stagione) si è scontrato con un’automobile mentre era sul suo motorino. È stato portato subito in ospedale dove è stato operato per la rottura di un femore… e non potrà essere dimesso prima di due settimane, oltre naturalmente ad avere bisogno di riabilitazione post-operatoria.

E qui inizia il dramma: non solo non potrà essere presente per le riprese di parte dell’ultimo episodio di Tumbling, che andrà in onda in Giappone il 26 giugno… ma PROBABILMENTE verrà anche rimosso dal cast del suo prossimo drama Keishichou Keizoku Sousahan, dove avrebbe dovuto interpretare un… detective? Sì, così pare.

Ora, maledettissimo automobilista… non potevi tenere gli occhi sulla strada invece di giocare a bowling con il bel Shunsuke? No? Ah, se ti troviamo ti facciamo a fettine… grr…

 

Nessuno guarda il drama? Paga gli spettatori!

Hallyu wave: ebbene sì, se pensavate che avremmo risparmiato l’onda coreana dai nostri pettegolezzi, vi sbagliavate di grosso!
Ragazzi, sentiamo i fischi fin da qui… eddai, lasciamo da parte la guerra tra fandom? No? Come dite? Vi piace l’idea di avere qualcuno con cui prendercela quando scopriamo che i CD coreani costano meno della metà di quelli giapponesi? Non avete mica tutti i torti…

Ma comunque… lasciamo risse e azzuffate nelle hate meme del jpop, almeno per il momento.

Provate a pensare a cosa fareste per convincere il pubblico a guardare il vostro drama coreano che, in onda sulla tv giapponese dopo fior fiore di promozione, sta fallendo miseramente.

Se la vostra risposta è “naturalmente offrirei soldi agli spettatori, che domande!” siete in perfetta sintonia con la TBS, che sta trasmettendo in questo periodo il drama-fenomeno coreano “IRIS“.

Ebbene sì, la produzione, per cercare di aumentare i bassi rating ottenuti dal drama in Giappone, ha inserito un codice leggibile con il cellulare all’inizio di ogni episodio. La brava casalinga (perché sappiamo tutti che le casalinghe giapponesi sono le fan più accanite di Lee Byung Hun e dei lunghissimi drama coreani in generale), possono così accumulare punti per vincere qualcosa come 5 milioni di yen… non stiamo scherzando, no.

Qualcuno ha anche provato a chiedersi il perché di rating così bassi.

Che sia perché hanno cambiato il doppiatore di Lee Byung Hun, a cui è stata data la voce di Tatsuya Fujiwara (presente Battle Royale o Death Note? ecco, il protagonista di entrambi) anche se non è il suo solito doppiatore?
Che sia perché gli episodi, in Corea di 70 minuti, sono stati ridotti ai 45 soliti dei drama giapponesi?
Che sia perché i fans di Lee Byung Hun, TOP e tizi vari hanno già visto il drama in altri modi?
Che sia perché l’ondata coreana sta un po’ stufando i giapponesi?

Non lo sappiamo. Così come non sappiamo se lo stratagemma del codicillo in apertura funzionerà.
Quel che è certo è che la sigla giapponese del drama, “Tell me goodbye” dei Big Bang è una figata notevole. Punto.