Archivi categoria: gackt

Host e chirurgia plastica: questo è il Visual Kei!

Mamushi ha occhi e orecchie ovunque: quindi, non preoccupatevi, ma nulla ci sfugge. E i nostri vari occhi e orecchie (ma poi, i serpenti come ci sentono? Giuro che è una domanda che ha tormentato la mia infanzia) hanno indugiato per qualche secondo di troppo sulla disperata richiesta di aiuto che abbiamo trovato in giro per il web: esistono pettegolezzi anche sugli artisti del Visual Kei?

Ebbene sì, e ne esistono pure parecchi. Che ci crediate o meno, però, vengono zittiti e censurati ancora di più rispetto ai pettegolezzi che escono fuori ogni giorno su idols, attori, cantanti e compagnia bella.
Come le Dears, ovvero le ragazze del fanclub di Gackt Camui ci hanno più volte tenuto a dimostrare, le fans degli artisti che vengono catalogati sotto Visual / Oshare / Angura e chi più ne ha più ne metta kei sono per la maggioranza completamente matte. Fanno in modo di far divorziare i loro idoli, li perseguitano, li stalkerano, li aggrediscono, cercano di eliminare fisicamente i loro anti e oppositori e soprattutto tendono a minacciare di morte in modo allegro e simpatico qualunque essere umano di sesso femminile osi avvicinarsi a loro. Ed è per questo motivo che le agenzie e le case discografiche – che hanno regole persino molto più rigide di quanto possano essere quelle di Johnny & Associates, Hello! Project, Amuse e compagnia bella, che pure non scherzano – tendono a tacere e far sparire ogni traccia di notizia che possa mettere in cattiva luce i loro artisti o che, ancora peggio, possa dar cenno alle fans che persino loro – disgustorama! – hanno una sessualità. Ed è per questo che non è stato facile per noi scovare queste notiziole, ma ci abbiamo provato, ovviamente, e ci siamo riuscite.

I pettegolezzi che vengono censurati meno (anche perché dopo un po’ la cosa comincia a diventare imbarazzantemente ovvia) sono quelli sulla chirurgia plastica. Certo, in Giappone un tizio famoso su dieci si dà una ritoccatina, anche perché andare dal chirurgo plastico costa certamente meno che andare dal dentista.

Certo, l’esempio di chirurgia plastica più lampante l’abbiamo sempre con Gackt, che negli anni ha fatto in modo di passare dall’aspetto di studente piuttosto piacente con il ciuffo alla neo-melodico napoletano al Ken della Barbie in versione asiatica, e che, oltretutto, si comincia a vociferare che abbia bene o male duecento anni compiuti. Il trucco poi farà anche la sua parte, sicuramente, certo è che gli anni per lui sembrano non passare mai: ma niente di male, perché non ha mai nemmeno provato a negare di essersi sottoposto a più e più operazioni e botulinamenti vari, guadagnandosi pienamente la nomea di Re della Fabbrica di Plastica nipponica.
Chi è che invece preferisce non ammetterlo affatto?

Il fatto che i Dir en grey si siano sottoposti a chirurgia plastica (le foto di Daisuke Andou aka Die del prima e dopo sono alquanto esemplificative e raccapriccianti, e giuro che non è nemmeno il peggiore) è ormai risaputo, nonostante sia stato ritrattato anche quello insieme ad altre dichiarazioni (come ad esempio la bisessualità del bassista Toshiya) all’avvento della fama in America al fianco dei naturalissimi e mai rifatti KoRn (e ci mancherebbe, se qualcuno di loro si fosse sottoposto a chirurgia plastica e fosse uscito così, ci sarebbe stato da denunciare il chirurgo).
Chi invece ha preferito tacere queste personali informazioni sono i protetti della Peace & Smile Company, la PSC per gli amici. Se per contratto o per preferenza, questo – per ora – non ci è dato saperlo, certo è che la PSC è una delle agenzie con il contratto più assurdamente stracolmo di regole senza senso di tutta l’industria musicale giapponese.
Il bel chitarrista dei popolarissimi The Gazette, Uruha, si vocifera infatti che sia uno dei più rifatti del campo: certo il trucco fa decisamente il suo gran lavoro su di lui (basta guardare le sue paparazzate senza trucco: click!), ma basta dare uno sguardo alle foto più vecchie (prima, in centro nella foto, e dopo) del fanciullo ora deliziosamente androgino perché i ritocchini diventino lampanti: zigomi, occhi e chissà, un ritocco anche al nasino che non guasta mai. Dal chirurgo plastico però non ci è di certo andato da solo: anche l’amico e collega Reita, bassista dello stesso gruppo, pare si sia dato una decisa ritoccata agli occhi (anche le sue foto più vecchie non sono affatto clementi: prima e dopo). e chissà che il misterioso naso non sia un esempio di operazione mal riuscita; così come anche buona parte dei componenti degli Alice Nine, anch’essi sotto la PSC, che hanno direttamente fatto una gita di gruppo dal chirurgo plastico (il più palese il cantante Shou: prima e dopo). Che gli abbiano fatto uno sconto comitiva?


Sì, poche righe più sopra, abbiamo nominato le regole assurde dei contratti della Peace & Smile Company. Curiosi di sapere qualcosa di più?
Qualche anno fa, un ex dipendente dell’agenzia, licenziato o licenziatosi per oscuri motivi, si è lasciato sfuggire qualcosa di troppo riguardante i contratti che gli artisti devono firmare prima di essere completamente parte della PS Family (perché sì, a loro piace chiamarsi così). Pare che alcuni di loro si siano dovuti sottoporre a chirurgia plastica prima ancora che qualcosa di loro uscisse ufficialmente con il nome della PSC (sì, stiamo pensando soprattutto ai nuovi arrivati e mai visti prima SuG e ViViD, in effetti, e a quanto si sono impegnati per farli somigliare il più possibile a dei cloni delle band che avevano già fatto debuttare), perché non sia mai che uno dei faccini dei loro protetti non sia perfetto (su questo avremmo, in effetti, da dissentire). Oltretutto, segnalata come la clausola in assoluto più assurda del contratto, tutti gli artisti sono obbligati a non dichiarare niente della loro sessualità, che sia essa etero o omo, a non avere alcuna relazione, né fissa né tanto meno saltuaria, né a dare alcuna speranza alle fans di essere avvicinabili, ma, allo stesso tempo, far credere loro di essere i classici ragazzi della porta accanto. Insomma, niente di più semplice, no? Praticamente cercare di trasformarsi in quei miracolini della computer grafica tanto belli da guardare quanto freddi da toccare.
Come sicuramente avrete intuito, è stata proprio questa regola a spingere il cantautore e chitarrissa -miyavi- ad abbandonare – e non sappiamo quanto a malincuore, sinceramente, viste le regole assurde che gli venivano imposte – la PS Company. Infatti, poco dopo l’annuncio, sposa la bella cantante Melody, da cui qualche mese dopo avrà una bellissima bambina (proprio quella bambolotta che vedete insieme a lui nella foto) che chiameranno Lovelie.

Ma questo, tristemente, non è tutto: un altro ex dipendente di una casa discografica che trattava solamente di band Visual Kei, ha rilasciato un’intervista nel 2008 dove raccontava di tutti gli sporchi meccanismi che stanno dietro al successo (successo, inutile negarlo, sempre più effimero) delle band j-Rock di seconda generazione.
Quando ormai lo stile Visual Kei era lanciato (pur rimanendo, anzi, tornando, un genere di nicchia in patria molto più di quanto non lo fosse in Occidente), le band di piccoli cloni dei grandi della prima generazione (X-Japan, Malice Mizer, Luna Sea, Kuroyume, Buck-Tick e compagnia) fioccavano. Non era di certo il talento ciò che interessava di più alle compagnie in caccia di soldi, infatti, i ragazzi che venivano scelti erano per lo più ex delinquenti o ragazzini che avevano abbandonato la scuola, non sapevano scrivere canzoni, raramente erano davvero in grado di suonare i loro strumenti e sarebbero dovuti essere, in ogni caso, seguiti passo per passo. Venivano recuperati nelle Live house, dove avevano una sorta di muto contratto dal momento in cui il proprietario aveva permesso loro di suonare lì, o addirittura per strada, e ripuliti dalla testa ai piedi: è così che diventano praticamente Host, invischiandosi in un mondo che ha sin troppe rassomiglianze con la Yakuza. All’inizio ciò che conta non è di certo il talento spesso scarso, quanto più la capacità di attirare pubblico, soprattutto femminile, con quelli che sono veri e propri flirt ben mirati. I ragazzi lasciano il loro numero di telefono a quelle che diventeranno “le fans numero uno”, che cominceranno a sentirsi speciali quando vengono avvisate dagli stessi componenti della band delle novità e dei live. Si instaura così un rapporto del tutto simile a quello tra un Host e la sua cliente fissa: il musicista si fa desiderare e fa credere di desiderare a propria volta, ma non può e non deve concedere niente di diverso da quello, altrimenti la fan non sarà più una fan, ma una donna con cui hanno avuto una relazione. L’immagine della band deve rimanere intatta in quanto ragazzi della porta accanto, ma irraggiungibili: quando il numero delle fans comincia ad essere nutrito, allora la band può abbandonare la Live house in cui erano confinati ed aspirare a qualcosa di più.

Le cose, nel giro di due anni, sono ancora cambiate: alzi la mano chi, sfogliando due riviste che riportano la scena musicale Visual Kei (porterei come esempio ARENA 37C, ma ultimamente sembrano più interessati a cacciare idol giapponesi e coreani in copertina che altro) riesce a beccare le stesse band a distanza di un mese. I piccoli cloni della terza generazione del Visual Kei (per intenderci, la generazione dopo Dir en grey, Gazette, Alice Nine, miyavi e quella gente lì) sono ormai praticamente meteore, che scompaiono ad una velocità impressionante. Qualcuno si è chiesto il motivo per cui recentemente vengono riesumati dal congelatore i mostri sacri come Kuroyume, SADS e Luna Sea? Avete il motivo.

 

Annunci