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La tartaruga un tempo fu un animale che correva a testa in giù…

Come un siluro filava via…
Insomma, chi non conosce questa canzone? Un sacco di gente, ho indagato, come no. Ma non è colpa mia se sono più vicina alla generazione dello Zecchino d’Oro piuttosto che a quella di Gossip Girl (sic!) e da ora in avanti si comincerà a vociferare che anche noi abbiamo duecento anni come Gackt (però sono stata brava, sono andata persino a pescarvi il video). Bene o male, la storia è questa: la tartaruga, tanto tempo fa, era un animale dentato che correva veloce veloce veloce… sino a che un giorno non è andata a sbattere contro un muro, si è rotta qualche dente, e ha capito che chi va piano, va sano e va lontano, e soprattutto trova boschi di carote (…) e biondi tartarughi (!).
Avrete già capito a chi è dedicato questo post, immagino. Allora cominciamo subito?


Il protagonista sarà proprio Kazuya Kamenashi, il preferito di tutti gli spettegoloni del web, una delle due (e per il momento l’unica) voci principali dei sempre più popolari KAT-TUN, il ragazzo dei sogni (altrimenti detto il protagonista di numerosi Dream Boys), nominato migliore attore, migliore fidanzato, migliore figlio, migliore amico fratello amante una serie di volte, nonché miglior culetto in jeans per ben tre – quattro? – anni consecutivi (altrimenti detto Best Jeanist, vincitore dal 2006 al 2009, e con ogni probabilità anche nel 2010). Nell’ipotetico grafico che immaginiamo appeso nel camerino dei KAT-TUN sui più spettegolati e più apparsi sul malfamatissimo BUBKA, non sarà di certo al primo posto, quello spetta al collega Koki Tanaka, ma di sicuro è subito dietro di lui (e forse non solo in senso figurato) – e se valesse non solamente la quantità, ma anche la qualità dei pettegolezzi, il bel Kamenashi non lo batterebbe proprio nessuno.

Le avventure (e la metamorfosi) della nostra tartarughina ebbero inizio nel lontano 1998, quando, alla tenera età di soli dodici anni, venne caricato in auto da tutti i familiari, che con qualche banale scusa lo depositarono a fare il provino per entrare a far parte della Johnny & Associates, nonostante il fanciullo non fosse minimamente interessato. Cosa in lui abbiano visto il vecchio porco (aka Johnny Kitagawa) e colleghi durante l’audizione – oltretutto la stessa a cui parteciparono i compagni di gruppo Akanishi e Nakamaru – questo è ancora un mistero, ma ciò di cui siamo certi è che non fosse la bellezza. In ogni caso, il piccolo Kame venne immediatamente accettato (a differenza di Akanishi che venne inizialmente rifiutato, ma questa è un’altra storia), entrando nelle grazie del vecchio patriarca della J&A, che lo spinse addirittura a continuare anche nella sua carriera come giocatore di Baseball. Manco a dirlo il ragazzino abbandonò il suo probabilmente brillante futuro nello sport non appena si rese conto di quanto infinitamente più divertente ed appagante fosse sculettare vestito di soli lustrini alle spalle dei Kinki Kids.

Ma facciamo un passo indietro: lo riconoscete questo musetto? No, non è Kif, l’alieno verde di Futurama, è solamente il nostro piccolo – ed irriconoscibile – Kamenashi. Capite adesso quando avevamo detto che la bellezza non poteva essere di certo il suo cavallo di battaglia?
Ma prima di venire tacciate di essere inventori di notizie, è necessario citare una piccola clausola, nonché una delle poche conosciute insieme all’obbligo di celibato sino ai trent’anni, del contratto della Johnny & Associates: ognuno degli artisti, indipendentemente dall’età, è moralmente obbligato a dichiarare ogni intervento di chirurgia plastica a cui si sia sottoposto, se gli viene chiesto in un’intervista o in una conferenza stampa di qualsiasi genere. Una sorta di gentilezza per evitare di tradire la fiducia delle fans, diciamo, ebbene sì, sono parecchio strani questi Giapponesi. E Kame, per arrivare ad essere il faccino che tutti conosciamo e vediamo bene o male ovunque, di ritocchini qua e là se ne è fatti un bel po’ – alcuni maligni dicono persino che si sia volontariamente piazzato sotto i ferri per ben trentacinque (trentacinque!) volte, ma questo, a differenza degli interventi più innegabili, è sempre stato smentito.
All’inizio fu il turno del naso: era ancora in piena pubertà, quando al poveretto è stata portata via una significativa porzione di naso, per farlo diventare il nasino sottile (circa) che fa invidia ad alcuni dei suoi compagni di gruppo (non me ne vogliate). Pochissimo tempo dopo, l’operazione standard della J&A, per ingrandire gli occhi e occidentalizzarli quanto più possibile – e pare che, con tanto di ammissione di colpa, i ritocchini agli occhi siano stati più di uno, per eliminare quelle adorabili (a mio parere) occhiaie che praticamente tutti i Giapponesi hanno. Una sistemata ai dentini (e non con l’apparecchio, del resto, se ha i soldi per rifarseli da capo, chi glielo fa fare?) ed il gioco è fatto: nella lista di interventi vociferati e mai ammessi ci sono anche zigomi, labbra, e addirittura attaccatura delle orecchie, ma onestamente a me non sembra che possa averne avuto bisogno. Noi non giudichiamo, del resto, come Agrado diceva in Tutto su mia madre, una persona è tanto più autentica quanto più assomiglia all’idea che ha di se stessa, e se questa era l’idea che Kamenashi aveva di se stesso, chi siamo noi per non essere del tutto d’accordo con lui? Anzi. Tutto il resto, è merito della mamma e della palestra.

Ma cosa ha combinato la nostra tartaruga non appena è riuscita a diventare una gran bella tartaruga (anzi, un po’ prima)? Ovviamente ha fatto parlare di sé, e non poco, direi.
Se dovessimo stare a citare ogni singolo pettegolezzo uscito su Kamenashi, potremmo tranquillamente tenere un blog solo su di lui (e ci piacerebbe, è innegabile che ci piacerebbe, visto quanto ridiamo ogni singola volta), ma tanta altra gente ci chiama a narrare delle loro faccende, quindi ci tocca solo dirvi i migliori (e sono proprio i migliori).
Prima di tutto, è necessario annunciare che Kame, apparentemente, non porta le mutande. A dircelo è un famoso stilista giapponese, si vocifera che sia niente popò di meno che il celebre Takeo Kikuchi che, al secondo anno consecutivo di vittoria come Best Jeanist, è stato interrogato sul motivo del successo dell’idol. “È molto semplice” ha detto “il segreto sta nella linea dei suoi fianchi. Non solo i jeans, qualunque cosa, da una tuta ad un kimono tradizionale, dona a Kamenashi. Come mai, chiedete? Mi sembra ovvio: non indossa mai intimo, e la forma del suo sedere è esattamente quella di una pesca perfetta”. Come faccia lo stilista a sapere questi particolari così intimi non si sa, ma se lo dice lui, chi siamo noi per dubitarne?

E non sappiamo se debba al suo culetto a forma di pesca (e a proposito, non erano proprio le famose chiappette di Tomohisa Yamashita ad aver universalmente avuto lo stesso nomignolo?) anche la rinomata storia con Kyoko Koizumi, detta Kyon Kyon (click!), famosa cantante attrice di soli (!) venti anni esatti più vecchia di lui. I primi avvistamenti risalgono all’Aprile del 2006, due anni dopo il divorzio della cantante dall’attore Masatoshi Nagase, e diamole credito per aver aspettato che il giovane idol fosse almeno maggiorenne. Anche qui, niente di nuovo rispetto alle solite coppiette di idols (giovini o attempati che siano) che vagano per le stradine di Tokyo: strani cappelli e strani occhiali a fare da travestimento, onde poi toglierseli nei ristoranti e nei negozi facendosi riconoscere dal mondo intero. Molto intelligente, senza dubbio.
La loro storia, però, ha ovviamente qualche punto in più rispetto alle altre, altrimenti non sarebbe stato il più grande pettegolezzo dei piccoli della J&A, vi pare? Quando Kyon Kyon, ormai stanca di essere seguita bene o male ovunque in attesa di vederla caricarsi Kamenashi in macchina e portarselo via (click! e click! vari) – è quello che ti meriti per aver irretito un fanciullino, tesoro – ha deciso di caricarselo invece su un aereo e portarselo direttamente a Parigi. Parigi, proprio così, la città più romantica del mondo, patria del Louvre, degli Champs-Elysées, della Tour Eiffel e delle baguette sotto l’ascella. Non che loro abbiano visto qualcosa di tutto ciò: mentre la Koizumi era a fare incetta di scarpe e borsette, il nostro eroe si divideva tra Pigalle, il quartiere a luci rosse in cui si trova il Moulin Rouge, e Marais, un vero e proprio gay village, oltretutto tra i più famosi d’Europa, in cui è rimasto sino a notte inoltrata. Che sentisse la mancanza di casa?
Consapevole o no che fosse Kyon Kyon, pare che il giovane idol ne abbia approfittato alla grande, dandosi alla pazza gioia con le carte di credito della cantante per sin troppo tempo. La loro storia d’amore, per quanto poco reale possa sembrare ora, è durata sino al Febbraio del 2008 o poco prima, quando Koizumi, beccata mezza ubriaca ad un party esclusivo (ma non così tanto che Friday e BUBKA non riuscissero a metterci il nasino), ha dichiarato, ridendo, oltretutto, che tra lei e Kame era finito, tutto finito. Cosa di cui nessuno aveva dubbi, visto che nello stesso periodo, anche Kamenashi era ubriaco ad un party, ma invece di parlare della cantante con cui era stato, si stava sbaciucchiando tre ragazze per volta.

Quanto fosse iniziato è ancora da definire, certo è, però, che Kame ha sempre avuto un debole per le donne più vecchie di lui: nell’estate del 2007 (quando ancora i due stavano, in teoria, ancora insieme), l’attività preferita del ragazzo pare fosse frequentare un Hostess Club di classe a Roppongi – che poi, quanto di classe possa essere un locale a Roppongi, anche questo è ancora da definire. Fatto sta che, tra le tante ragazze disponibili ad intrattenere un giovane ed aitante idol pieno di soldi, lui preferisse una compagnia decisamente più matura, o meglio, la Mama del Club, una donna molto affascinante che andava per i quaranta. E se agli inizi le visite di piacere nel Club erano in compagnia di amici e colleghi, divennero sempre più frequenti, soprattutto nell’Agosto di quell’anno, sino a quando non fu la compagnia stessa, a quanto pare, a proibirgli di vedere ancora quella donna per cui si era preso una cotta che continuava a spillargli soldi. Insomma, le cose andavano così: lui spillava i soldi a Kyon Kyon e andava a sperperarli negli Hostess Club dove una Mama li spillava a lui. Tutto chiaro, no?

Tutto chiaro e tutto normale, “normale”, per quanto possa esserlo la vita di uno come Kamenashi, è ovvio. Finita la storia con la Koizumi e passata la cotta per la proprietaria dell’Hostess Club, il nostro eroe si accontenta di uscire con ragazze normali che non cercano (forse) di spillare soldi a lui, né lui cerca di spillarli a loro. Si vede in giro con un paio di ragazze, un appuntamento doppio con il senpai Jun Matsumoto e le rispettive compagne, ad una addirittura regala un ciondolo per il cellulare identico al proprio (accidenti, le cose si fanno serie). Niente incidenti, se si eccettuano i vari episodi di mutande sudate scomparse sul set di One Pound Gospel, ovviamente mutande di Kamenashi, che apparvero poi in vendita mesi dopo sui siti internet del mercato nero coreano (no, non scherziamo, tristemente).


Le cose divertenti cominciano, ovviamente, quando un vecchio scandalo, tenuto in caldo per ben due anni, torna a galla nel 2008: si parla di un litigio e di una paparazzata piuttosto pesante sul set del drama Sapuri, di cui Kamenashi era il protagonista nel 2006. Il ragazzo, all’epoca delle riprese ancora minorenne, pare avesse insistito un po’ troppo per poter partecipare ad una festa con i suoi co-attori, tutti, ovviamente, maggiorenni e legalmente riempibili di alcool. Il fu manager privato dell’idol – il fu perché venne allontanato, all’inizio senza spiegazioni, ma a nostro parere del tutto intuibili – non era ovviamente d’accordo, e tra i due volarono parole piuttosto pesanti, perché si sa, la nostra tartarughina non ha mai avuto il carattere più affabile del mondo. Il manager era però piuttosto fermo sulla propria posizione, la festicciola alcolica non s’aveva da fare. Se non fosse che, ad un certo punto, il nostro fanciullo ha deciso di sfoderare tutte le sue armi segrete: si è avvicinato, si è stretto all’uomo e gli ha sussurrato qualcosa, molto vicino e molto languidamente. Cosa non si sa, è certo che il manager si è calmato all’istante, non ha più aperto bocca e Kamenashi è andato al suo party. Certo, avrebbe anche semplicemente potuto minacciarlo di licenziamento – come se dipendesse da lui, poi – ma noi siamo maliziose e adoriamo pensare al peggio del peggio. Come sempre.

Vero o no che sia, è stata questa metaforica schiantata contro un muro a cambiare decisamente il giro di vite attorno alle patinate uscite serali del dolce (?) Kazuya Kamenashi: forse sentendosi ormai scoperto eppure del tutto al sicuro, ha lasciato perdere donnine e donnoni per darsi davvero alla pazza gioia. Seguendo così il poco raccomandabile amico e collega Koki Tanaka – e venendo seguiti a loro volta dal fedele Tokyo Sports che sembra avere da sempre una cotta per i pettegolezzi sulla J&A – ci ha rivelato i suoi veri gusti in fatto di donne: le preferisce uomini.
Beccati per la prima volta al Club “M” a Shibuya – dove pare che Koki fosse una sorta di habitué – Kamenashi, incredulo da tanto ben di dio, si è preso una delle prime vere epiche ubriacature della sua carriera, alla quale ne seguiranno molte altre. Oltre all’ubriacatura, si è preso una cotta per un’altra Mama del club, peccato che, in questo caso, fosse visibilmente un omone nero travestito da donna. Vedendosi chiedere dal piccolo (da lei – o lui – stessa così definito) ancora da bere, non poteva di certo rifiutarsi, e gli ha servito da bere molto più che a qualunque altro cliente, facendogli pagare bene o male un terzo di ciò che stava consumando. Quando gli alcolici sono finiti tutti in gola della piccola spugnetta, il giovane idol ha guardato Mama negli occhi (e ricordiamo che lei è un lui) e gli ha chiesto un bacio. E lei cos’ha detto? “Se tu avessi l’occasione di baciare un idol, ti tireresti indietro?” Bella risposta. E infatti l’hanno fatto. Cinque volte – e non erano bacini lievi, ma pare fossero proprio dei gran bei baci appassionati, con tanto di pubblico, ovvero Koki che rideva e batteva le mani, felice di aver trascinato un altro compagno di gruppo nel tunnel. Dopo i cinque baci appassionati, Kamenashi se l’è presa con un amico d’infanzia che aveva detto che l’ombelico di sua madre era sporgente – compatiamolo – e poi è svenuto in mezzo alla strada, venendo portato a casa da Tanaka, che dio solo sa cosa gli ha combinato.


Scoperta la sua nuova passione, Kamenashi scopre anche nuovi amici e nuovi hobby (e vaga per Tokyo con loro di notte): pur continuando a frequentare di tanto in tanto gli stessi locali di Tanaka, stringe un ambiguo rapporto con Atsushi Tsutsumishita, del duo Impulse (click!). Il rapporto è senza dubbio ambiguo per un solo e semplice motivo: Ttutsumishita spingeva, di tanto in tanto, il povero Kamenashi a travestirsi da donna. Non che lui facesse molta resistenza, anzi, pare che una sera fosse così grazioso che l’amico avesse addirittura tentato di baciarlo. Il risultato fu ovviamente un due di picche, ma sospettiamo solamente che fosse perché non aveva ancora bevuto abbastanza e l’altro, inibito, non ci abbia più riprovato. Ciò non toglie che i due abbiano continuato ad uscire insieme e frequentare i locali gay di Ni-chome, occasionalmente obbligando il più piccolo (molto dispiaciuto, immaginiamo) a vestirsi da donna. Al ritorno a casa da una di queste uscite, il ragazzo, completamente ubriaco come al suo solito – perché seguire le orme di Hideaki Takizawa fa sempre bene, ricordiamolo – ha addirittura scatenato un litigio furibondo con l’autista di un taxi che lo stava accompagnando a casa, accusandolo di aver preso un’altra strada per rapirlo e chiedere il riscatto. Non occorre dire che la strada era giusta e che il povero Kame ci vedeva doppio, vero? No, non occorre.
Ora, ci chiediamo, perché Friday, Tokyo Sports, BUBKA e qualcun altro di questi signori non ci fanno anche le foto al bel Kamenashi travestito? Perché la cosa sarebbe davvero piuttosto gradita.

Quindi, ricapitolando: Kamenashi correva sin troppo forte, contro il muro ci ha sbattuto, il bosco di carote l’ha trovato eccome… gli manca solo un biondo tartarugo da sposare. Tanti auguri, tesoro.

 

Host e chirurgia plastica: questo è il Visual Kei!

Mamushi ha occhi e orecchie ovunque: quindi, non preoccupatevi, ma nulla ci sfugge. E i nostri vari occhi e orecchie (ma poi, i serpenti come ci sentono? Giuro che è una domanda che ha tormentato la mia infanzia) hanno indugiato per qualche secondo di troppo sulla disperata richiesta di aiuto che abbiamo trovato in giro per il web: esistono pettegolezzi anche sugli artisti del Visual Kei?

Ebbene sì, e ne esistono pure parecchi. Che ci crediate o meno, però, vengono zittiti e censurati ancora di più rispetto ai pettegolezzi che escono fuori ogni giorno su idols, attori, cantanti e compagnia bella.
Come le Dears, ovvero le ragazze del fanclub di Gackt Camui ci hanno più volte tenuto a dimostrare, le fans degli artisti che vengono catalogati sotto Visual / Oshare / Angura e chi più ne ha più ne metta kei sono per la maggioranza completamente matte. Fanno in modo di far divorziare i loro idoli, li perseguitano, li stalkerano, li aggrediscono, cercano di eliminare fisicamente i loro anti e oppositori e soprattutto tendono a minacciare di morte in modo allegro e simpatico qualunque essere umano di sesso femminile osi avvicinarsi a loro. Ed è per questo motivo che le agenzie e le case discografiche – che hanno regole persino molto più rigide di quanto possano essere quelle di Johnny & Associates, Hello! Project, Amuse e compagnia bella, che pure non scherzano – tendono a tacere e far sparire ogni traccia di notizia che possa mettere in cattiva luce i loro artisti o che, ancora peggio, possa dar cenno alle fans che persino loro – disgustorama! – hanno una sessualità. Ed è per questo che non è stato facile per noi scovare queste notiziole, ma ci abbiamo provato, ovviamente, e ci siamo riuscite.

I pettegolezzi che vengono censurati meno (anche perché dopo un po’ la cosa comincia a diventare imbarazzantemente ovvia) sono quelli sulla chirurgia plastica. Certo, in Giappone un tizio famoso su dieci si dà una ritoccatina, anche perché andare dal chirurgo plastico costa certamente meno che andare dal dentista.

Certo, l’esempio di chirurgia plastica più lampante l’abbiamo sempre con Gackt, che negli anni ha fatto in modo di passare dall’aspetto di studente piuttosto piacente con il ciuffo alla neo-melodico napoletano al Ken della Barbie in versione asiatica, e che, oltretutto, si comincia a vociferare che abbia bene o male duecento anni compiuti. Il trucco poi farà anche la sua parte, sicuramente, certo è che gli anni per lui sembrano non passare mai: ma niente di male, perché non ha mai nemmeno provato a negare di essersi sottoposto a più e più operazioni e botulinamenti vari, guadagnandosi pienamente la nomea di Re della Fabbrica di Plastica nipponica.
Chi è che invece preferisce non ammetterlo affatto?

Il fatto che i Dir en grey si siano sottoposti a chirurgia plastica (le foto di Daisuke Andou aka Die del prima e dopo sono alquanto esemplificative e raccapriccianti, e giuro che non è nemmeno il peggiore) è ormai risaputo, nonostante sia stato ritrattato anche quello insieme ad altre dichiarazioni (come ad esempio la bisessualità del bassista Toshiya) all’avvento della fama in America al fianco dei naturalissimi e mai rifatti KoRn (e ci mancherebbe, se qualcuno di loro si fosse sottoposto a chirurgia plastica e fosse uscito così, ci sarebbe stato da denunciare il chirurgo).
Chi invece ha preferito tacere queste personali informazioni sono i protetti della Peace & Smile Company, la PSC per gli amici. Se per contratto o per preferenza, questo – per ora – non ci è dato saperlo, certo è che la PSC è una delle agenzie con il contratto più assurdamente stracolmo di regole senza senso di tutta l’industria musicale giapponese.
Il bel chitarrista dei popolarissimi The Gazette, Uruha, si vocifera infatti che sia uno dei più rifatti del campo: certo il trucco fa decisamente il suo gran lavoro su di lui (basta guardare le sue paparazzate senza trucco: click!), ma basta dare uno sguardo alle foto più vecchie (prima, in centro nella foto, e dopo) del fanciullo ora deliziosamente androgino perché i ritocchini diventino lampanti: zigomi, occhi e chissà, un ritocco anche al nasino che non guasta mai. Dal chirurgo plastico però non ci è di certo andato da solo: anche l’amico e collega Reita, bassista dello stesso gruppo, pare si sia dato una decisa ritoccata agli occhi (anche le sue foto più vecchie non sono affatto clementi: prima e dopo). e chissà che il misterioso naso non sia un esempio di operazione mal riuscita; così come anche buona parte dei componenti degli Alice Nine, anch’essi sotto la PSC, che hanno direttamente fatto una gita di gruppo dal chirurgo plastico (il più palese il cantante Shou: prima e dopo). Che gli abbiano fatto uno sconto comitiva?


Sì, poche righe più sopra, abbiamo nominato le regole assurde dei contratti della Peace & Smile Company. Curiosi di sapere qualcosa di più?
Qualche anno fa, un ex dipendente dell’agenzia, licenziato o licenziatosi per oscuri motivi, si è lasciato sfuggire qualcosa di troppo riguardante i contratti che gli artisti devono firmare prima di essere completamente parte della PS Family (perché sì, a loro piace chiamarsi così). Pare che alcuni di loro si siano dovuti sottoporre a chirurgia plastica prima ancora che qualcosa di loro uscisse ufficialmente con il nome della PSC (sì, stiamo pensando soprattutto ai nuovi arrivati e mai visti prima SuG e ViViD, in effetti, e a quanto si sono impegnati per farli somigliare il più possibile a dei cloni delle band che avevano già fatto debuttare), perché non sia mai che uno dei faccini dei loro protetti non sia perfetto (su questo avremmo, in effetti, da dissentire). Oltretutto, segnalata come la clausola in assoluto più assurda del contratto, tutti gli artisti sono obbligati a non dichiarare niente della loro sessualità, che sia essa etero o omo, a non avere alcuna relazione, né fissa né tanto meno saltuaria, né a dare alcuna speranza alle fans di essere avvicinabili, ma, allo stesso tempo, far credere loro di essere i classici ragazzi della porta accanto. Insomma, niente di più semplice, no? Praticamente cercare di trasformarsi in quei miracolini della computer grafica tanto belli da guardare quanto freddi da toccare.
Come sicuramente avrete intuito, è stata proprio questa regola a spingere il cantautore e chitarrissa -miyavi- ad abbandonare – e non sappiamo quanto a malincuore, sinceramente, viste le regole assurde che gli venivano imposte – la PS Company. Infatti, poco dopo l’annuncio, sposa la bella cantante Melody, da cui qualche mese dopo avrà una bellissima bambina (proprio quella bambolotta che vedete insieme a lui nella foto) che chiameranno Lovelie.

Ma questo, tristemente, non è tutto: un altro ex dipendente di una casa discografica che trattava solamente di band Visual Kei, ha rilasciato un’intervista nel 2008 dove raccontava di tutti gli sporchi meccanismi che stanno dietro al successo (successo, inutile negarlo, sempre più effimero) delle band j-Rock di seconda generazione.
Quando ormai lo stile Visual Kei era lanciato (pur rimanendo, anzi, tornando, un genere di nicchia in patria molto più di quanto non lo fosse in Occidente), le band di piccoli cloni dei grandi della prima generazione (X-Japan, Malice Mizer, Luna Sea, Kuroyume, Buck-Tick e compagnia) fioccavano. Non era di certo il talento ciò che interessava di più alle compagnie in caccia di soldi, infatti, i ragazzi che venivano scelti erano per lo più ex delinquenti o ragazzini che avevano abbandonato la scuola, non sapevano scrivere canzoni, raramente erano davvero in grado di suonare i loro strumenti e sarebbero dovuti essere, in ogni caso, seguiti passo per passo. Venivano recuperati nelle Live house, dove avevano una sorta di muto contratto dal momento in cui il proprietario aveva permesso loro di suonare lì, o addirittura per strada, e ripuliti dalla testa ai piedi: è così che diventano praticamente Host, invischiandosi in un mondo che ha sin troppe rassomiglianze con la Yakuza. All’inizio ciò che conta non è di certo il talento spesso scarso, quanto più la capacità di attirare pubblico, soprattutto femminile, con quelli che sono veri e propri flirt ben mirati. I ragazzi lasciano il loro numero di telefono a quelle che diventeranno “le fans numero uno”, che cominceranno a sentirsi speciali quando vengono avvisate dagli stessi componenti della band delle novità e dei live. Si instaura così un rapporto del tutto simile a quello tra un Host e la sua cliente fissa: il musicista si fa desiderare e fa credere di desiderare a propria volta, ma non può e non deve concedere niente di diverso da quello, altrimenti la fan non sarà più una fan, ma una donna con cui hanno avuto una relazione. L’immagine della band deve rimanere intatta in quanto ragazzi della porta accanto, ma irraggiungibili: quando il numero delle fans comincia ad essere nutrito, allora la band può abbandonare la Live house in cui erano confinati ed aspirare a qualcosa di più.

Le cose, nel giro di due anni, sono ancora cambiate: alzi la mano chi, sfogliando due riviste che riportano la scena musicale Visual Kei (porterei come esempio ARENA 37C, ma ultimamente sembrano più interessati a cacciare idol giapponesi e coreani in copertina che altro) riesce a beccare le stesse band a distanza di un mese. I piccoli cloni della terza generazione del Visual Kei (per intenderci, la generazione dopo Dir en grey, Gazette, Alice Nine, miyavi e quella gente lì) sono ormai praticamente meteore, che scompaiono ad una velocità impressionante. Qualcuno si è chiesto il motivo per cui recentemente vengono riesumati dal congelatore i mostri sacri come Kuroyume, SADS e Luna Sea? Avete il motivo.